sorridefuorimadentrostamorendo
Eleonora tornava a casa con le braccia scritte dai suoi compagni di classe. C’era Giulia che le disegnava ogni volta un fiore sui gomiti, Francesco che le scriveva sempre ‘ciao’, con la penna nera, perché voleva assolutamente scrivere qualcosa, ma non sapeva mai cosa. Elisa ci scriveva le storie, sulle braccia di Eleonora, Marco ci faceva disegni di persone, e poi Alessandro prendeva tutte le penne e scarabocchiava su quello che avevano fatto gli altri. Aveva 10 anni, Eleonora. Quando aveva 10 anni, tornava a casa con le braccia colorate, e ogni volta la mamma le diceva che doveva pulirle. A lei dispiaceva, era come togliersi di dosso i suoi amici, e togliere dalla sua pelle un pezzo della sua vita, ma alla fine le braccia se le lavava sempre, fin quando non rimaneva nulla di quei colori. In fondo, il giorno dopo sarebbero state di nuovo scritte. Eleonora se ne andava così, in giro, con le braccia scritte. Poi, a 11 anni, i suoi amici iniziarono a non scriverle più nulla, addosso. Qualche volta, casomai, le inviavano messaggi. Ora avevano tutti un cellulare, e si scrivevano sms. E c’era Francesco che le inviava sempre ‘ciao’, ed Elisa che le inviava storie. A 12 anni, Eleonora andò alle medie. Qualche volta le scrivevano ancora, tramite sms, su facebook, twitter. Ma raramente. I suoi nuovi compagni di classe non erano simpatici, e lei si vedeva sempre più imperfetta, nello specchio. Voleva truccarsi come le sue compagne, ma la madre glielo impediva. Le impediva anche di uscire, e le diceva che doveva fare quello che lei le chiedeva, altrimenti sarebbe stata triste. La madre, intendo. Anche se alla fine, quella sempre un po’ triste, era Eleonora. Perché per tutti la felicità era facile, mentre da lei non c’era un attimo di pace. Non poteva starsene sola. Non poteva far nulla. A 13 anni, qualche volta Eleonora si scriveva sulle braccia, con la penna nera, perché nessuno le scriveva più nulla, nè sulle braccia, nè su facebook, nè da nessuna parte. Francesco si era trasferito, e degli altri non aveva notizie. Si scriveva storie sulle braccia, e per non farsi vedere dalla madre, le nascondeva. Indossava maniche lunghe, ogni giorno, perché gli altri le avrebbero detto che era una ragazzina, che era stupida e infantile. Avevano ragione, poi. Solo che non voleva sentirselo dire, ecco. A 14 anni non succedeva nulla. Era una noia continua. Eleonora aveva ancora le braccia scritte, sempre le solite storie, ma stavolta erano le stesse, tutti i giorni, e finivano sempre male. A 15 anni Francesco le fece una sorpresa. Suonò il campanello della casa di Eleonora, e l’abbracciò. Stava per dire qualcosa, poi si bloccò, prese una penna e tirò su la manica della maglia di Eleonora. Sorrise, e disse, ‘Ora il mio solito ciao dove lo scrivo?’. Lesse le storie sulle braccia della ragazza, che stava soltanto ferma ad aspettare. E pensava a quanto fosse cambiato, Francesco. Lui finì di leggere, le lanciò un sorriso triste, un sorriso comprensivo, ma non disse nulla, le scrisse solo ‘ciao’ sulla mano. Dopo un po’, andò via. Eleonora aveva 16 anni. La madre, un giorno, aveva visto l’inchiostro su un braccio della ragazza, e per qualche motivo, aveva iniziato a urlarle contro che era solo una bambina, che doveva sempre essere la stupida della famiglia, e far vergognare tutti, nonostante il modo in cui tutti si impegnassero per darle ciò di cui aveva bisogno. Poi le aveva pulito a forza il braccio. Sopra c’era scritta la sua storia più bella. Sempre a 16 anni, Eleonora stava in bagno, a scriversi storie addosso. Cercava di scrivere la stessa storia che sua madre aveva cancellato, stavolta senza usare penne. Stavolta usava lamette. Non riusciva a ricordare come finiva, la sua storia. Scriveva lettere su lettere, tutti i giorni, sulla pelle. Il sangue colava nel lavandino. Eleonora pensava di non valere nulla. Pensava di essere uno schifo di persona. Pensava che l’unica cosa importante fossero le sue storie, le voleva sempre con lei, per non sentirsi sola. Il dolore pensava di meritarlo. Così andava avanti. Fino a quando, il giorno del suo 17esimo compleanno, non si presentò Francesco da lei. Le sorrise. La abbracciò. Prese la penna, e le alzò la manica. Eleonora, a 17 anni, cammina tenendo per mano Francesco. Ha le braccia scritte, a penna, da Francesco, e un blocco in mano. Francesco le aveva insegnato che tutto, di lei, era bellissimo. Che tutto, di lei, valeva qualcosa. Anche molto. Ci aveva messo un po’, a farle capire che non meritava nulla di male, e il giorno in cui c’era riuscito, le aveva regalato quel blocco. Lei scriveva lì, lui le scriveva sulle braccia. Andava così. Lei scriveva nel blocco una storia nuova, lui le scriveva sulle braccia quel finale che non era riuscita a ricordare. Se lo era inventato, ma a lei piaceva. Finiva bene.
Marina Puglisi (via thatconfusedsoulinthoseemptyeyes)

Che bel finale che ha Eleonora, mi chiamo anche io così :)

(via @iamlely )
gliocchituoiparlano
Oggi ho fatto un grande errore. O forse no, non era uno sbaglio.
Ho risfogliato le foto di quando ero piu piccolina insieme a mia madre, ma poi non erano neanche di tanti anni fa, e mentre mamma indicava i posti dove eravamo stati, io non riuscivo a distogliere lo sguardo da una cosa.
Il mio sorriso.
Era terribilmente vero, sprizzava gioia, dava l’idea di un sorriso che non si sarebbe spento mai.
E in effetti, quel sorriso è ancora qui, per quanto riguarda le labbra sollevate, ma non splende più.
I miei occhi non sorridono piu.
All’ennesima foto, mia madre mi ha guardato e mi ha chiesto cosa ci fosse che non andava.
Avevo gli occhi lucidi, non ho parlato e me ne sono andata in camera mia.
Con gli occhi pieni di lacrime, sto scrivendo questo, con la paura che quel sorriso non si accenda mai più, come una lampadina fulminata che qualcuno ha scordato in un angolo e dimenticato.
Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)
laragazzaconlamaschera
Esistono ancora le brave ragazze.
Quelle un po’ timide che amano in silenzio, che non ti scrivono “ti amo” ogni ora in bacheca per far sapere a tutti che state insieme, che sono gelose perché sei suo e solo suo. Quelle che non sanno essere dolci per sms, che davanti a una frase smielata sentono i denti cariarsi, ma che mettono troppo amore anche in un “ciao”. Quelle che ci tengono al buongiorno al mattino e si arrabbiano quando non glielo mandi per nascondere la delusione. Quelle che ti chiedono uno dei tuoi felponi in prestito per sentirsi ancora addosso il tuo profumo, che non riescono a stare attente in classe perché pensano continuamente a te. Quelle la cui bellezza non è palese, nascosta dietro un naso che trovano troppo grosso o un sorriso che considerano imperfetto, ma che quando la tiri fuori quella bellezza ti acceca e stai certo che niente ti sembrerà mai più così bello. Quelle che dalla macchina fotografica si tengono lontane e nelle foto hanno sempre la stessa espressione leggermente imbarazzata. Esistono ancora le ragazze che a 20 anni non hanno svenduto la loro verginità, che aspettano. Sono quelle che camminano con gli occhi bassi per strada perché qualcuno ha giocato con loro e con il loro amore. Quelle che si fidano, che non chiamano “troia” qualsiasi ragazza ti si avvicini, che vogliono andare d’accordo con i tuoi amici e piacere ai tuoi genitori. Quelle che fanno errori e se ne pentono, ma che non ti tradirebbero mai. Quelle che un sabato sera con le amiche lo passano in jeans e maglietta, con i capelli legati in una coda e gli occhiali perché le lenti bruciano gli occhi e hanno già pianto abbastanza di loro. Quelle che vorrebbero solo un ragazzo che le guardasse come si guarda un quadro, quelle che vedono tutte le loro amiche innamorarsi e fidanzarsi e si chiedono perché a loro non succede. Quelle che in discoteca ci vanno per ballare, che anche la storia di un mese se la portano dentro tutta la vita.
Esistono, credimi. Solo che un po’ si nascondono. Perché oggi l’amore viene calcolato in base al numero di frasi romantiche che riesci a scrivere in un social network o in un messaggino qualsiasi, e la bellezza è data da quanto il tuo viso e il tuo corpo siano perfetti. Perché si viene giudicati secondo il numero di “mi piace” in una foto su facebook, per la sicurezza con cui cammini per strada. Perché mettiamo da parte i falsi buonismi e ammettiamolo: una ragazza vergine non viene mai subito apprezzata, soprattutto dopo i 18 anni. Gli amici non sono come quelli dei cartoni animati, anzi. Sono spesso crudeli e i loro commenti possono ferirla più di un coltello. E tu una ragazza che il sabato sera non ha la gonna o i tacchi alti forse non la guardi neanche.
Però esistono, e sono bellissime. E se dopo tutti quei perfetti gusci vuoi essere amato davvero, amato come non lo sei mai stato, scegli una di loro. Scegli la ragazza seduta nell’angolino alle feste. Scegli quella che ti guarda spaventata in una muta preghiera di non distruggere anche tu quel poco di autostima che le resta. Difendila da tutto e da tutti, falla sentire bellissima.
Cercala disperatamente, perché ha solo bisogno che qualcuno le ricordi quanto è bello che le ragazze come lei esistano ancora.

Tumblr. (via soffroeppuremivienedaridere)

Oddio piango.

(via comecartafragilietaglienti)

Si vabe, è bellissima..

(via marylongobardi)

Senza parole,davvero..è perfetta

(via fedez-killa-mythought-mylaughs)

Senza parole..

(via toughtswords)

cambianoitempienoiconloro
vogliosolochesiavita:

Ho raggiunto i 100 lettori, per questo ho deciso di farvi un piccolo regalo. Lo so, starete pensando ‘100 lettori…che vuoi che siano, io ne ho 10mila’, ma per me è un traguardo importante proprio perchè questo blog per me è importante. Amo ogni singolo di voi, mi insegnate tanto. Leggo i vostri sfoghi, i vostri problemi, cerco di aiutarvi consigliandovi. Ho ricevuto anche tanto affetto, qui su tumblr. Anche se, appunto, ho pochi lettori, tanti di voi si sono mostrati comprensivi con me e mi hanno trasmesso molta tenerezza. Quindi, per ringraziarvi (anche se per voi probabilmente non conta niente), ho deciso di fare una lista dei vostri blog. Tutti coloro che REBLOGGANO questo post faranno parte di questa lista e ogni giorno scriverò a turno a tutti. Ogni giorno una persona diversa e poi ricomincerò il giro. So che pochi di voi lo rebloggheranno perchè il mio blog non è popolare e non ho molti lettori, ma ciò che voglio è aiutarvi, consigliarvi e ascoltarvi, oltre ovviamente a ringraziarvi per avermi seguito fino ad ora. Grazie a tutti, tanti baci Aisha.


non importa che abbia pochi lettori, se una persona é speciale, lo é e basta  ;)

vogliosolochesiavita:

Ho raggiunto i 100 lettori, per questo ho deciso di farvi un piccolo regalo.
Lo so, starete pensando ‘100 lettori…che vuoi che siano, io ne ho 10mila’, ma per me è un traguardo importante proprio perchè questo blog per me è importante.
Amo ogni singolo di voi, mi insegnate tanto. Leggo i vostri sfoghi, i vostri problemi, cerco di aiutarvi consigliandovi.
Ho ricevuto anche tanto affetto, qui su tumblr. Anche se, appunto, ho pochi lettori, tanti di voi si sono mostrati comprensivi con me e mi hanno trasmesso molta tenerezza.
Quindi, per ringraziarvi (anche se per voi probabilmente non conta niente), ho deciso di fare una lista dei vostri blog.
Tutti coloro che REBLOGGANO questo post faranno parte di questa lista e ogni giorno scriverò a turno a tutti.
Ogni giorno una persona diversa e poi ricomincerò il giro.
So che pochi di voi lo rebloggheranno perchè il mio blog non è popolare e non ho molti lettori, ma ciò che voglio è aiutarvi, consigliarvi e ascoltarvi, oltre ovviamente a ringraziarvi per avermi seguito fino ad ora.
Grazie a tutti, tanti baci
Aisha.

non importa che abbia pochi lettori, se una persona é speciale, lo é e basta ;)